RACCONTO GRATUITO

Linea di confine

Un racconto gratuito di Alessandro Marinelli

Immagine di copertina del racconto Linea di confine

Gesù continua ad avanzare, nonostante tutto.

Il carro armato rimane a distanza di sicurezza, o almeno è quello che crede il soldato Ivan Petrovich che nervosamente chiede aggiornamenti al suo comandante: “Devo eliminare il bersaglio?”

In guerra si usa il termine bersaglio, non persona, o civile, o in questo caso Gesù, è più asettico, sembra di dover colpire un paglione con dei cerchi concentrici sopra.

Ma Ivan lo sa che quello a cui sta puntando non è un oggetto inanimato, gli oggetti non camminano vestiti da Gesù, scalzi su un terreno minato.

Eppure dalla cuffia arriva solo un: “Continua a seguire il bersaglio.”

E Ivan lo fa, ma Gesù si avvicina, ha le mani alzate in segno di resa, o di pace, o per far vedere che non ha armi a parte una tunica di lino e la sua determinazione.

Determinazione già.

Ivan non ne ha mai vista una così forte, più del proiettile da 125mm HE-FRAG che ha in canna e che non vede l’ora di polverizzare qualsiasi cosa si trovi davanti.

Forse la sua è pazzia.

Colui che si fa chiamare Gesù, non è alto, non è bello, ha un color caffelatte. Non assomiglia alle immagini solite del Cristo redentore. Proprio per questo Ivan ha paura.

Ha paura che sia quello vero.

Trenta metri lo separano dal confine, tra quello che è a rischio e quello che è da eliminare e basta.

Se dovesse attraversarlo il suo superiore dovrà per forza emettere il comando di sparare. Fino ad ora è sempre stato così.

Ma oggi è un giorno particolare, è il compleanno di Ivan, compie ventidue anni e nonostante non sia cattolico non ha nessuna voglia di uccidere Gesù. Sua madre non glielo perdonerebbe mai, lei si che è credente.

Ivan sta preparando la risposta da darle “Mamma eseguivo gli ordini, non posso rifiutarmi.”

Non convince neanche se stesso, lo sa che la scelta lui l’ha, può dire di no, può rifiutarsi, e andare incontro alla punizione. Della punizione ha paura, ed è per questo che inizia a piangere sommessamente, come fa Gesù a non aver paura?

O forse la ha, ma è determinato.

Ancora la determinazione, è tutto lì.

Ivan non è determinato, è obbligato, dalla guerra, dal suo governo che ha voluto la guerra, dal capo del suo governo che lo ha tolto dai campi di grano che coltivava insieme al padre.

Gesù ora si è fermato, esattamente sul confine, le braccia larghe, come fosse in croce.

Fa un passo.

La cuffia gracchia, “Eliminare il bersaglio.”

Ivan si asciuga le lacrime con la manica della divisa, prende di nuovo la mira. Vede il viso di Gesù.

E’ sereno, quasi felice, e lo sta guardando attraverso il mirino.

Il dito è sul pulsante che sputerà fuori la condanna.

Ivan guarda le labbra di Gesù, si muovono, sta parlando: “Ivan, non aver paura, fai quello che senti.”

L’ordine nelle cuffie ritorna “Eliminare il bersaglio!”

Una vibrazione nella tasca dei pantaloni, veloce corre con la mano libera sul cellulare, qualcosa di inaspettato, una telefonata dalla persona che non sente da mesi, da quando è iniziata quella maledetta guerra.

Risponde “Mamma…” lei dice solo una frase “Ivan, non aver paura, fai quello che senti.”

Ivan piange, non riesce a smettere, non distingue più nulla dalla lacrime.

Lascia i comandi.

Esce dal carro armato e corre verso Gesù.

Si abbracciano.

Poi la guerra li cancella come non fossero mai esistiti.

Forse Gesù non esiste, forse neanche Ivan esiste, ma la determinazione quella sì ed è più forte di tutto il resto.