RACCONTO GRATUITO

Pausa caffè

Un racconto gratuito di Alessandro Marinelli

Immagine di copertina del racconto Pausa caffè

“Hai sentito che la Sinconi dell’amministrazione s’è messa con Rinaldi delle paghe?” la domanda rimane sospesa nel lungo corridoio che conduce alle sale ristoro. Marinelli, dello sviluppo PA, è attonito. Il muso si fa lungo e con l’animo a terra risponde: “Che robba, e io che ce speravo ancora!”

“Eh ma chi di speranza vive, disperato muore caro” Codispoti dopo aver rincarato la dose lo abbandona al suo destino “passo un secondo dai sistemisti che Lipparini non mi risponde da ieri sera, ci ritroviamo al distributore del caffè ok?”

Marinelli annuisce.

“Dai non fare così, guarda lo hanno anche sostituito c’è quello nuovo oggi, della Buonristoro.”

Il suo collega sparisce oltre la sala mensa dove si annidano i sistemostri. Appeso all’ultima notizia, il programmatore si ferma davanti al secretore di bevande al gusto di… rimugina anche su questo, Non sono mai proprio quella cosa, piuttosto qualcosa che ci somiglia molto, che poi cos’è che somiglia molto alla cioccolata ma non lo è… Bah.

L’occhio gli cade sulla fessura del resto, qualcosa riluce all’interno. Indice e medio si infilano e ne escono fuori con cinquanta centesimi nuovi di conio.

Daje va, almeno me posso rinfrancà co‘n caffè aggratis.

Inserisce la moneta prima che qualcuno possa reclamarla e dopo aver premuto varie volte sul massimo zucchero disponibile seleziona caffè lungo.

Il macchinario inizia a produrre i soliti rumori, come se stesse trapanando del gesso con un escavatore da venti tonnellate.

CRRR SHHH TRRRRR CRRRR RAAAAAAA

La barra del download del caffè avanza, lentamente. Troppo lentamente.

Il nostro avventore si abbassa per vedere all’interno se il flusso dei comandi si sta svolgendo secondo sequenza.

Il bicchierino è uscito ed è in posizione, la luce si è accesa, c’è perfino il sottile cucchiaino che non è schizzato fuori come al solito ma giace attendendo il suo destino mischiatorio.

Il rumore continua ma non esce nulla.

Marinelli vorrebbe consultare i log del sistema se potesse, mettere un breakpoint, visualizzare lo stato delle variabili, l’unica cosa che veramente invece fa è parlare ad alta voce: “Ma ndo cazzo sta sto caffè?”

Un shhhh aggressivo sibila dall’ufficio della segreteria lì vicino, sul muro un quadretto con una foto di Stanlio e Ollio mentre mimano di fare silenzio come a rimarcare il problema.

Incurante di tutto ciò si avvicina allo sportellino di plastica e come primo azzardo lo solleva.

Un braccino meccanico, evidentemente indispettito, riporta in un antro nascosto il piccolo contenitore.

“Eh no però” la mano saetta e lo afferra, è questione di vita o di morte ormai, non può scappare via.

Il caffè gratuito e bollente inizia a colare sul polso, Marinelli trattiene l’urlo imprecando a mente in tre dialetti differenti.

Ma non molla la presa.

Inizia un tiro alla fune con il braccino meccanico. Sembra avere la meglio quello di carne, solo per pochi secondi. Un rumore di ingranaggi più profondo, più cupo, sorge dalle viscere del macchinario.

Avverte una stretta potente sulla mano, dei rulli lo stanno tirando verso l’interno. Prova ad aggrapparsi con l’altra al bordo esterno, il secondo errore, quello che gli farà perdere la partita.

L’intero arto è dentro, la spalla lambisce lo sportello, il dolore di ossa frantumate assomiglia molto alla macinazione del caffè. Una crepa si apre e l’intero corpo, ormai inerme, viene trascinata all’interno accartocciandosi.

Non ha avuto neanche il tempo di urlare, Marinelli dopo anni di compilazioni amare e transcodifiche solitarie scompare all’interno del Buonristoro ponendo termine ai suoi cicli di vita procedurale.

Il distributore torna nella sua forma normale.

Il silenzio scende trionfatore sulla scena. Dall’ufficio segreteria si leva un “Ah finalmente” di apprezzamento.

Con un TLACK la moneta da cinquanta centesimi cade al suo posto nella buchetta del resto.

Nei meandri più reconditi del macchinario una coscienza attende l’arrivo di quella nuova. “Marinelli anche tu qui?”

“Lipparini, te possino, ecco ‘ndo stavi, che tocca da fa mo?”

“Ah si aspetta il prossimo”

Codispoti esce dai sistemisti salutando con la mano qualcuno all’interno.

Ancora sovrappensiero cerca il suo collega senza trovarlo. Lo prenderò da solo, avrà avuto da fare.

“Toh! É rimasta una moneta, caffè gratuito oggi!”

Nel profondo degli ingranaggi un pensiero prende forma: “A chi tocca nun se ‘ngrugna.”