RACCONTO GRATUITO

Recupero prestiti

Un racconto gratuito di Alessandro Marinelli

Immagine di copertina del racconto Recupero prestiti

Il suono del campanello era sommesso, quasi un mormorio accompagnato da una sottile vibrazione, proprio per non dare fastidio, quasi non fosse importante. La padrona di casa rivolse un ciuffo biondo verso la porta, attese qualche secondo, poi tornò a prepararsi davanti allo specchio, non poteva far attendere il suo blush rosa tenue.

Se è importante risuonerà , pensò, doveva uscire e non voleva fare tardi, non aspettava nessuno e aveva già mandato via la servitù.

Il disturbo purtroppo tornò, alzò gli occhi verdi al cielo, non ci voleva, chiunque sia lo  liquiderò in un attimo .

Mentre finiva di abbottonarsi il tailleur grigio, il tacchettio dei suoi dodici dominò sul suono quasi inesistente del campanello.

“Arrivo! Un attimo!”

Il piccolo schermo di fianco alla porta si illuminò mostrando l’immagine della telecamera puntata sul cancello all’ingresso. Il disturbatore era in diretta, un uomo ben vestito con giacca e cravatta la salutava affabilmente in un gessato blu.

Francesca si avvicinò al monitor mentre sistemava l’orecchino destro mancante, un pendente Tiffany con una perla d’acqua dolce coltivata. Il viso le era familiare, ma non aveva memoria del nome, con la domanda scontata si rivolse al microfono collegato: “Chi è?”

La voce gentile fuoriuscì da un sorriso disarmante: “Signora buongiorno sono Enea, dalla Biblioteca, ci siamo sentiti per telefono ricorda?”

No. Non lo ricordava, sicuramente non aveva parlato con lei. L’occhio le cadde sul post-it incollato sullo stipite della porta.

-Fine prestito, contattare Biblioteca-

Francesca roteò gli occhi: “Sto uscendo, magari chiamo io appena ho tempo.”

Enea insisté con voce calma: “Sarà una questione di pochi secondi signora, non le ruberò che un minuto.”

Il sorriso, la voce, il vestito, convinsero Francesca ad aprire il cancello esterno, sbloccò anche la porta che aveva davanti e con lo sguardo seguì Enea mentre camminava lungo il viale, ampie pietre chiare si snodavano come un serpente attraverso il giardino. Lo inquadrò meglio e qualcosa stonava nel completo blu, le scarpe, erano antinfortunistica, quelle che usano nei cantieri, per il resto avrebbe vinto a mani basse con qualsiasi agente immobiliare in grande spolvero. Nulla di firmato, ovvio, ma faceva la sua figura. Quelle scarpe però erano un pugno in un occhio.

Francesca rimase con la porta semiaperta mentre Enea con la sua stazza dominava il gradino d’ingresso, non voleva farlo entrare in casa, sperava di risolvere la questione sull’uscio.

Una cartellina comparve con alcuni fogli pinzati sopra. Enea scorse la lista sfogliando due pagine: “Eccolo qui” mostrò il titolo evidenziato in blu poi aggiunse i dati della posizione “Inventario 43254, Collocazione 30GIA, 853 MARIA. Sono qui per recuperare il libro, il prestito è scaduto da tempo. In queste situazioni la Biblioteca manda me per facilitare il recupero.”

Le perle ondeggiarono a destra e sinistra: “Ricordo di aver preso in prestito un libro tempo fa, ma in questo momento…”

La interruppe Enea: “Troppo tempo fa.”

Le dava fastidio e voleva mandarlo via. “Sì è possibile, ma ora devo cercarlo e non ho tempo…”

Il sorriso di Enea era stirato ai bordi le parole uscirono taglienti mentre agganciava i suoi occhi scuri nei suoi: “Secondo me in due facciamo prima a trovarlo, se mi lascia entrare le giuro che sarò discreto, cinque minuti e vado via con il libro.”

“Entrare? Non se ne parla, guardi sto uscendo, lo cercherò e ve lo porterò più avanti.” Senza aspettare risposta Francesca chiuse la porta. O meglio, è quello che avrebbe voluto fare se non ci fosse stata la scarpa di Enea infilata in mezzo.

Le labbra rifinite da un rossetto color Rouge Imperial rimasero a bocca aperta, provò a spingere la porta ancora una volta. Per tutta risposta Enea la spalancò di forza facendola cadere all’indietro rovinosamente. Il tacco destro fu il primo a spezzarsi mentre cercava un punto d’appoggio, per il resto vide il soffitto e poi un secondo prima di sbattere la testa capì il motivo delle scarpe antinfortunistica.

Poi il buio.

Il risveglio fu un odore intenso e pungente, inspirò  a fondo l’aria intrisa dal suo profumo preferito, il Baccarat Rouge 540. Un conato di vomito le si arrampicò sulla gola per arrivare a lambire le papille sulla lingua, sapore acido. Rimase ad occhi chiusi in attesa dei liquidi gastrici, annaspando con la bocca aperta, ma non uscì nulla. Aprì gli occhi, davanti a lei si era accomodato Enea sulla poltrona antica stile neoclassico fine XIX secolo, la sua preferita.

“Deve costare parecchio questa roba eh?” Annusò la bottiglietta pregiata e chiuse il tappo definitivamente. Lo appoggiò delicatamente sul tappeto antico sotto di sé.

Francesca si scoprì legata polsi e caviglie alla poltrona gemella, quella che usava suo marito.

“Bella casa eh complimenti signora!” si guardò intorno soddisfatto.

Le doleva ancora la testa ma doveva urlare, il suo corpo tremava, non per paura, si sentiva prevaricata, proprio lei abituata al comando, gridò con voce spaventata: “Cosa vuole da me? E’ venuto a rubare vero?”

“Rubare io?” Enea sgranò gli occhi “Le sembra che stia facendo questo? Forse è lei che ha qualcosa che non le appartiene, non crede?”

Francesca non capiva, tutta quella violenza per un prestito: “Mi sta dicendo che ha fatto tutto questo per un libro? Un libro del cazzo, che forse non ho neanche finito di leggere perché mi faceva schifo?”

“Signora, intanto moderi i termini, qui se c’è qualcuno che ha sbagliato è lei, sa da quanti giorni è in suo possesso?” Dal tavolo vicino prese la cartellina e mostrò il numero cerchiato in rosso. “Cinquecentodue giorni! Più di un anno, quasi uno e mezzo. Sa quante cose si fanno in quel periodo? Nel corpo si cambia pelle totalmente, ma non si dimentica chi si è veramente. Lei chi è? Chi pensa di essere?”

Lei rimase sorpresa ma ripartì all’attacco sputando parole: “Non gliene frega un cazzo a lei, mi liberi subito pezzo d’idiota!”

“Guardi cosa c’è scritto qui, Elenco movimenti Scaduti, lei è l’ultima della lista, quelli con più di 500 giorni li lascio in fondo, con gli altri di solito riesco a parlare, con voi, voi del club del 500 no, siete boriosi, quasi sempre ricchi, pensate che i soldi vi permettano di trattare gli altri come sottoposti.”

Si alzò in piedi e le si avvicinò. Francesca d’istinto allontanò il viso guardando altrove, sentiva montare del calore negli occhi e non voleva mostrare cedimento.

“Vede, da giovane, sono finito molte volte in carcere per reati minori, non trovavo la mia strada, o meglio ne stavo prendendo una senza uscita.” Alzò la poltrona con una sola mano e la avvicinò all’altra, troppo vicino, si sedette avendo cura di invadere la sua sfera personale, era ancora distante ma il ginocchio si trovava esattamente tra le gambe tenute divaricate dalla legatura, la gonna era salita fino alle cosce scoprendo il suo completo intimo di pizzo.

Questo immobilizzò Francesca, le era insopportabile, rimase in silenzio masticando una collera amara, mentre scendeva lungo la gola era già diventata paura.

“Vede signora, un uomo mi salvò da quella strada, mi prese di forza e mi portò in un luogo pieno di alberi di carta parlanti. Mi disse I libri ti salveranno. E fu proprio così, mio padre mi indicò la giusta via e ancora oggi lo ringrazio, chissà dove sarei finito altrimenti.”

Fece una breve pausa, i suoi occhi luccicavano e il ricordo lo commosse. “I libri sono magici, raccontano storie, ti insegnano la vita, e in cambio vogliono solo essere letti, condivisi, non chiedono altro. Però…” non finì la frase, scosse la testa “alcuni bisogna saperli leggere, ti mettono in testa strane cose, alla fine si può pensare di essere superiori agli altri, ma non è così.

Quale crede sia il suo reato signora?”

Francesca provò ad esprimere un concetto per difendersi, non essendo abituata a farlo finì per avere un tono accusatorio: “Mi sta attribuendo un furto?”

“No, ma quale furto, lei non ha sottratto nulla, si chiama in altro modo, è un reato previsto dall’articolo 646 del Codice Penale, si chiama Appropriazione Indebita, lei non ha restituito qualcosa che è nostro, anzi che è di tutti. Ma non vogliamo mettere in mezzo gli avvocati? Siamo qui tra noi a parlare amabilmente, troveremo un modo giusto vero?”

Francesca sentì di nuovo l’acido che risaliva in gola, bruciava e voleva mettere fine a quella storia. “Prenditi il tuo cazzo di libro e vattene! Non dirò niente ma vattene ora.”

“Secondo lei non l’ho già cercato?” indicò la libreria dietro alle sue spalle e poi i cassetti per terra nella stanza accanto. Non li aveva ancora visti. “Ho cercato in tutta casa senza trovarlo” con il ginocchio le sfiorò l’interno della coscia velata, “perciò ora le faccio una domanda: Dov’è?”

Francesca non lo ricordava, guardò in alto cercando di concentrarsi, non rammentava nulla, poi gli occhi si fermarono sul nuovo lampadario e ricordò di aver buttato una scatola con alcune robe vecchie la settimana scorsa. Se fosse stato lì dentro? Decise di non parlare e vedere come evolveva la questione.

“Nulla? Nessuna memoria? Eh galeotto fu il libro e chi lo scrisse disse il poeta” rise e si alzò, cambiò stanza, lo sentì armeggiare con qualcosa. Nel frattempo provò a forzare le fascette di plastica che la legavano alla sedia. Non riusciva a torcerle, più tirava e più si infilavano nei polsi. Guardò le caviglie, lì avevano lacerato i collant ed un segno rosso le bruciava la pelle.

Enea tornò con in mano una cesoia da giardino, lei lo guardò in preda al panico.

“No, no non…”

“Vedrà che questo le rinfrescherà la memoria” afferrò quattro dita della mano destra e le strinse sul bracciolo della poltrona lasciando libero il mignolo, sentì distintamente il freddo del metallo vicino alla base del dito “vede? Il mignolo alla fine è importante, ma non come le altre dita, le sto facendo solo un favore mi creda, dopo apprezzerà di più le altre, le guarderà con il dovuto rispetto, quello che lei non sta dando al libro che cerco.”

“No, no aspetti forse ricordo dov’è!” urlò singhiozzando.

“Ah ecco è un ottimo sistema per la memoria questo, basta gingillarsi con le corde giuste e tutto si recupera, sentiamo, dov’è?”

Cercò di scandire le parole nonostante la paura, le labbra le tremavano: “Forse l’ho dato via, con le cose vecchie al centro del riuso.”

“Ah ho capito il suo gioco signora, ma vede il mio secondo lavoro è proprio al centro del riuso e se fosse stato lì l’avrei saputo.” Posò la cesoia sul tavolo e di nuovo scomparì alla sua vista, tornò dopo pochi secondi con un piccolo quaderno con la copertina rossa. “Mentre cercavo il libro ho trovato questo, sappiamo entrambi cosa c’è scritto qui dentro vero?”

Francesca conosceva il Libro Mastro, era quello su cui suo marito scriveva le tangenti e gli illeciti che pagava per ottenere appalti e lavori importanti. Per la prima volta provò terrore, quell’informazione poteva cambiare la sua vita per sempre.

“Enea” decise di usare un linguaggio più amichevole “possiamo trovare una soluzione insieme, sono sicura di poter ritrovare il libro!”

“Molto bene signora, stiamo ragionando ora, facciamo così, io mi porto via questo libro rosso e ha un giorno di tempo per riportare il prestito in biblioteca.”

Si avvicinò a lei, ad un palmo dal viso “Se questo non dovesse accadere farò recapitare questo documento alla polizia. Le piace questo patto?”

Non aveva idea di dove fosse quel maledetto libro ma doveva trovarlo, assolutamente.

“Va bene!” rispose guardandolo negli occhi.

Enea prese le cesoie e tagliò le quattro fascette in plastica che la tenevano legata alla poltrona.

“Mi piacciono le persone che rispettano gli accordi! Non posso dire lo stesso per chi viene meno alla parola data.” Lanciò le cesoie sul tappeto antico e dirigendosi verso la porta la salutò: “La ringrazio per il tempo che mi ha concesso, la Biblioteca le sarà grata.” Sbatté la porta andandosene lasciando Francesca con l’eco del rimbombo.

Nel silenzio della sua lussuosa casa, pianse singhiozzando. Lacrime sporche di mascara colarono lungo le guance, una goccia finì sul tailleur color pesca. Più in basso il tacco si staccò definitivamente dalla scarpa. Avrebbe dovuto cambiare l’intero outfit.

Un pensiero si materializzò davanti ai suoi occhi chiusi.

Devo trovare il libro.

*

Francesca entrò in biblioteca il mattino seguente, erano le nove precise di un sabato di settembre, del pulviscolo nuotava all’interno di un raggio di sole che filtrava dai lucernari.

Paolo la accolse con un sorriso smagliante: “Buongiorno signora Francesca, gli sforzi di Enea hanno dato i loro frutti vedo.”

“Sì esatto!” Sorrise lei “Il libro lo aveva mio marito in macchina lo aveva finalmente finito di leggere ma non lo aveva riportato a casa. Gli è piaciuto molto anzi, lo dica all’autore se lo incontra, so che è del posto.”

“Certamente, ne sarà felice.” Paolo prese il libro e lo passò a Lorena che fece scivolare gli occhiali sui capelli.  Con sguardo serio controllò che non ci fossero graffi o pagine strappate: “Tutto bene, via libera.”

Prese qualcosa da sotto la scrivania e gliela porse: “Questo pacchetto è per lei, si ricordi la prossima volta il prestito consentito è di un mese, poi se vuole può fare una proroga.”

Francesca afferrò il pacco e si sciolse dentro, il peggio era stato evitato. Rimaneva comunque il dubbio, avrebbero potuto fare copie e ricattarla per anni. La situazione ora sembrava comunque stabile.

“Scusatemi ancora per l’avventatezza, non si ripeterà mai più.”

Paolo la guardò pulendo i suoi occhiali ad una pezzuola, “Ne siamo sicuri. Le auguro una buona giornata.” Quando stava per uscire dalla porta la richiamò:

“Ricorda! I libri ti salveranno.”