RACCONTO GRATUITO

Un piccolo sole

Un racconto gratuito di Alessandro Marinelli

Immagine di copertina del racconto Un piccolo sole

La notizia rimane nell’aria ancora qualche secondo, rimbomba come il tuono dopo l’ultimo fulmine nella tempesta.

Non ci sarà nessuna calma a seguire.

Lo spettacolo terminerà per sempre, almeno per noi, per tutti quelli che vivono su questa terra.

Poco tempo rimasto, troppo poco, per vivere, sperare, amare. Un piccolo sole si sta avvicinando a grande velocità, un sole cattivo, un sole che porta distruzione, voglio vederlo arrivare con i miei occhi.

Esco dalla mia dimora, le alte fronde nascondono il cielo, con passo pesante mi dirigo verso il limitare della foresta.

Sono l’ultimo della mia stirpe e non ho trovato alcuna compagna, nessuna progenie da far crescere. A questo punto è meglio così, la sofferenza apparterrà solo a me e ai miei amici. In lontananza vedo Trixy, stesso passo lento, stesso umore, ci incontreremo al solito posto.

Finalmente il mio sguardo ha campo libero verso l’alto, la sera sta scendendo, Venere già brilla ad ovest, dalla parte opposta il piccolo sole: rosso, come il sangue che spargerà, terribile, come il fuoco che ci ridurrà in cenere, maestoso, come l’alba dopo la notte.

Trixy si avvicina e masticando chiede “Amico, posso aspettare la fine con te?”

Nella sua voce potente non vi è tristezza, solo fierezza, di chi ha vissuto appieno.

Avrei dovuto imparare di più da lui.

Rispondo sincero: “Me lo chiedi? Ti stavo aspettando.”

Oltre la collina arriva un urlo disperato che squarcia il silenzio, è Brent, la notizia in lui ha generato rabbia, impotenza, per uno abituato a comandare non è facile accettare che il suo dominio avrà presto fine.

Cacciatori e prede sono tutti uguali davanti al piccolo sole che accelera la sua corsa e diventa sempre più grande.

Riesco a sentire il calore che sta portando, se chiudo gli occhi posso pensare che sia una cosa buona, che non faccia male, che sia ancora un giorno d’estate mentre gioco al lago con i miei genitori.

Stringo le palpebre, forse riesco a far finta che sia vero, mia madre mi sfiora il collo, un brivido scende e sa di casa, di affetto, di giorni lenti. Il calore aumenta e inizia a dar fastidio anche sulla mia pelle coriacea, apro gli occhi.

Dalla montagna arriva l’ultima notizia, un unico suono basso e gutturale, Sam che da giorni aveva scoperto il piccolo sole ci avvisa, solo pochi minuti alla fine.

Allungo il collo un piccolo gesto senza voce, abbraccio Trixy, lui risponde intrecciando la sua coda alla mia.

Poi tutto accade, il tempo dei dinosauri è finito.